CINEMA
arrivano
Al, John e Jack, i gangster di casa nostra
Fonte:
YAHOO!
CINEMA
Di
Ilaria Polleschi
MILANO
(Reuters) - Tre presunti gangster al lavoro nell'America
anni '50 che si trovano a barcamenarsi tra gli ordini
del loro boss -- che li vuole morti -- omicidi e
incarichi di "alta responsabilità":
è "La leggenda di Al, John e Jack",
ovvero Aldo, Giovanni e Giacomo, il trio d'oro della
comicità, al debutto domani nei cinema di
tutta Italia.
"Era
un film che in fondo abbiamo sempre sognato da bambini...l'idea
di fare i gangster mi è sempre piaciuta...poi
io che da piccolo sono sempre stato malmenato per
via del fisico, un pelo di rivalsa me lo sono preso",
ha spiegato scherzando oggi ai giornalisti Giovanni
Storti, in una affollatissima anteprima a Milano.
La
storia è infatti quella di tre presunti gangster,
di cui uno ha perso la memoria, che dopo averne
combinate di tutti i colori involontariamente al
loro boss, rischiano di essere "sciolti nell'acido".
Per evitarlo, escogitano un piano quanto meno strampalato
di cui John è la mente e Al il braccio.
"Ci
piacevano la storia, i personaggi, il periodo, ma
purtroppo abbiamo dovuto escludere le donne...non
si capisce perché, ma non riescono ad accostare
le bellone a noi", continua Giacomo Porretti,
facendo riferimento al fatto che nel film non sono
praticamente presenti le donne. "Non ci è
venuta in mente nessuna idea spiritosa sulle pupe
del gangster", continua.
"Ho
fatto io il pupo", sghignazza Aldo Baglio,
riferendosi al suo doppio ruolo di interprete di
Al e di suo fratello dalle tendenze 'raffinate'
-- come dice lui -- che in una scena è impegnato
in un ballo conturbante con John.
"E'
la scena che abbiamo ripetuto più volte --
scherza -- anche perché abbiano iniziato
a prenderci gusto....".
Il
film aspira ad essere una delle pellicole più
viste di Natale e visti i precedenti -- gli altri
tre film del trio ("Tre uomini e una gamba",
"Così è la vita", "Chiedimi
se sono felice") hanno battuto tutti i record
delle rispettive stagioni e anche oltre -- hanno
buone chance di farcela, nonostante la concorrenza
di altri generi tradizionalmente forti nel periodo
delle feste, come quello della premiata ditta Christian
De Sica-Massimo Boldi.
"Non
siamo preoccupati. Lo stress per noi era incontrare
la stampa. Da oggi in poi siamo tranquilli, e poi....chi
se ne frega, tanto i soldi sono di [Paolo] Guerra
[il produttore del film]", ride ancora Aldo.
La
pellicola è costata circa sette milioni di
euro, oltre ad 11 settimane di lavorazione, tra
gli interni a Brugherio e Cologno Monzese, nell'hinterland
milanese, e New York.
"E'
stato molto divertente...una volta ho tentato di
prendere la metropolitana da solo, pur non conoscendo
neppure una parola di americano -- spiega ancora
divertito Aldo -- volevo fare il biglietto, ma non
capivo le scritte sulle macchinette...alla fine
mi sono perso, volevo andare a Central Park e mi
sono trovato dalla parte opposta....".
Nel
film una nota di merito va anche alla colonna sonora,
che utilizza diversi brani originali dell'epoca,
costata in tutto circa 400 milioni delle vecchie
lire.
I
tre comunque si ritengono soddisfatti: "La
cosa più bella è stata quella di avere
la possibilità di lavorare ad un progetto
che richiedeva la ricostruzione di un periodo particolare.
Un progetto faticoso ma molto interessante".