ATTUALITA'
Arese,
la rabbia degli operai
"Faremo Natale in fabbrica"
Fonte:
www.dsmilano.it
Ad
Arese la rabbia esplode alle 10,30, non passa neppure
un´ora e le tute blu già in sciopero
vanno a bloccare l´Autolaghi. Fino alle 13
code di sei chilometri, in entrambe le direzioni.
Nel pomeriggio tocca a quelli del secondo turno,
fino alle 15. I cartelli avvertono che questo è
solo l´inizio: «Se chiuderà l´Alfa
occuperemo l´autostrada per un mese intero».
Ma è già stato deciso il blocco totale
della produzione, ad Arese e in tutti gli stabilimenti
targati Fiat, anche quelli non così drammaticamente
toccati dai tagli (Iveco e Marelli comprese). E
c´è chi dice che quest´anno il
Natale si passerà in fabbrica, equiparando
il blocco all´occupazione.
È la risposta a quella che viene senz´altro
considerata una dichiarazione di guerra. A metà
mattinata la direzione aziendale convoca le Rsu,
il sindacato interno, e consegna gli «elenchi
numerici» dei dipendenti che a partire dal
2 dicembre, e per un anno, verranno messi in cassa
integrazione a zero ore. Sono un migliaio, 800 operai
e 200 impiegati; sono quelli dei tagli annunciati
da Torino nelle scorse settimane. Li buttano fuori
subito, senza cedere di un´unghia alle richieste
di modifica del piano di ristrutturazione presentato
allora e criticato da tutti: sindacati, certo, ma
anche sindaci della zona intorno ad Arese, Comune
di Milano, Provincia, Regioni, parlamentari di ogni
colore eletti nel Milanese, perfino il governo.
Per dire: quella comunicazione se la aspettavano,
ma non adesso, non con quei numeri. Perché
una vertenza Fiat è ancora in corso, e la
speranza di un piano industriale diverso, meno da
«macelleria sociale», non era ancora
morta. Niente da fare, non hanno neppure aspettato
la riunione tra le parti convocata a Roma martedì
prossimo. E tanto basta a fare esplodere la rabbia.
Subito tutti in sciopero i 1.500 operai dei reparti
che ancora producono qualcosa, e subito dopo gran
parte degli impiegati. Assemblea infuocata davanti
alla portineria principale, poi via in corteo verso
la vicina Autolaghi. La Società Autostrade
dispone la chiusura di entrambe le carreggiate:
tra Fiorenza e la barriera Nord in uscita da Milano,
e tra Lainate ed Arese. La Polstrada organizza tre
presidi di assistenza per gli automobilisti, uno
sulla Como-Chiasso. È il caos, l´autostrada
rimarrà chiusa fino alle 17, quando finisce
anche il blocco pomeridiano. Nessuna distinzione
di sigla, almeno qui: accanto alle bandiere di Cgil,
Cisl e Uil, sventolano quelle degli extraconfederali,
Cobas e Cub. Il prossimo appuntamento, salvo altri
blocchi stradali, è per giovedì: nuovo
sciopero e protesta davanti al Pirellone.
Ma il fronte non è compattissimo. La decisione
di bloccare l´attività produttiva (interesserebbe
tutti i 4.000 dipendenti di Arese) è della
sola Fiom, almeno per ora. Ma anche Cisl e Uil,
che pure nel luglio scorso avevano firmato un accordo
separato alla Fiat, sono sul piede di guerra. «La
richiesta di cassa integrazione straordinaria -
dice il segretario milanese della Fim-Cisl, Luigi
Dedei - è il modo peggiore per affrontare
la discussione sul futuro del gruppo e dimostra
che la Fiat non ha alcuna intenzione di cambiare
rotta, insistendo invece su un piano industriale
che tutti, compreso il governo, hanno dichiarato
inaccettabile». E di «scelta grave e
inaccettabile» parla anche il segretario della
Camera del lavoro, Antonio Panzeri: «Noi continuiamo
a insistere sull´esigenza di modificare il
piano industriale, ma se l´azienda non recede
dalle sue intenzioni diventa inevitabile un´accentuazione
della mobilitazione e della lotta, che comunque
non riguarderanno solo i lavoratori del gruppo,
perché oggi è in discussione il futuro
di pezzi importanti del sistema produttivo italiano».
Insomma: ci vuole un «salto di qualità»
e anche Cisl e Uil, dice Panzeri, «mi auguro
arrivino a questa consapevolezza». Blocco
totale, la fabbrica che non produce, e i lavoratori
dentro. In una parola: occupazione.