ECONOMIA
La
sfida del digitale: domare la complessità
Fonte:
www.neteconomy24.ilsole24ore.com
I
consumatori catturati nelle maglie di difficili
e confuse istruzioni per far funzionare gli apparecchi
della vita quotidiana. Il traguardo prossimo venturo
è la semplicità.
É ora ufficiale: la prossima grande sfida
della tecnologia digitale sará quella di
domare prima la furia dei suoi complessi sistemi,
poi addomesticarla ad uso dei consumatori.
É recente un articolo in prima pagina del
"New York Times" di denuncia della complessitá
che rende gli apparecchi digitali inutilizzabili.
In una recente intervista a "Continental Magazine",
Barry Schuler, presidente di Aol ha dichiarato che
"il lampeggiare del 12:00 sull'indicatore dei
registratori video, simboleggia tutto ció
che Aol non dovrebbe essere, mentre [il semplice]
aprigarage elettrico é ció che Aol
vuole essere".
All'ultimo Milia, poi, il mercato per l'interattivitá
di Cannes, il bisogno di semplicitá é
stato argomento principale delle conferenze.
Nell'articolo sulla "Tirrania del digitale",
il "New York Times" riporta l'esperienza
di una donna che non riusciva a far funzionare il
forno a microonde con i controlli digitali. Dopo
che nemmeno il marito ingegnere ci é riuscito,
sono andati nello scantinato a riprendere quello
vecchio.
Continua l'articolo: "molti televisori, come
pure i Vcr ed i riproduttori Dvd, oggi non si possono
accendere o spegnere senza prima dover fare una
serie di scelte.
"Per cambiare l'orologio al passaggio dell'ora
legale ci si misura con almeno 12 tipi di orologi
digitali (sul microonde, in auto, al polso, sul
comodino, sul Vcr, ecc.) e tutti programmabili in
modo diverso. Un'altra sfida é far funzionare
una macchina fotografica digitale come la Nikon
Coolpix 885, il cui libretto d'istruzioni é
un manuale di 205 pagine".
Ma, puntualizza il "Times", questa sindrome,
chiamata "modalitá di confusione"
(mode confusion), affligge anche i piloti delle
linee aeree costretti ad azionare sistemi automatici
la cui funzione puó significare cose diverse.
Tornando al Milia, questo ha cercato d'insegnare
ai puntocom il concetto della semplicitá.
Infatti, uno dei problemi ricorrenti durante tutto
il corso della manifestazione é stato che
gli operatori del settore iTv (Tv interattiva) insistono
nel comunicare col pubblico in un linguaggio incomprensibile.
Non solo pubblicano manuali di 80 pagine per "spiegare
come si fa ad accendere un telefonino", é
praticamente impossibile capire di cosa stiano parlando
anche durante le loro presentazioni alle conferenze
audiovisive. Non stupisce quindi che Bill Goodland,
direttore del reparto Internet del gigante Tv cavo
inglese Ntl, abbia fatto notare che, in Gran Bretagna,
solo otto persone su mille hanno sentito parlare
della banda larga. Con Goodland alla conferenza
su "L'era della banda larga" c'era anche
Christian Schock di Astra Multimedia che, per restare
in sintonia con il lingo tipico dei dotcommers,
ha usato i soliti termini incomprensibili, anche
se poco prima Takeshi Natsuno della giapponese DoCoMo
aveva suggerito di non usare il complicato gergo
tecnologico.
Purtroppo, da anni ormai (e dopo miliardi di euro
buttati al vento) gli esperti di iTv continuano
ad illudersi di essere piú intelligenti dei
dirigenti della televisione tradizionale. É
come se il concetto di semplicitá sia, per
loro, troppo complicato da afferrare. Un ulteriore
elemento emerso nei vari dibattiti al Milia é
come la tecnologia non marci in sintonia con il
consumatore. In altre parole, la tecnologia viaggia
troppo in fretta rispetto alle necessitá
del consumatore. Questo aspetto é emerso
(con il solito linguaggio tortuoso) come una catena
di valori spezzata: ció che funziona per
l'utente non funziona per l'industria iTv.