VIAGGI
Marche: Da Porto Sant'Elpidio a Falerone
Sulle tracce di Falerius Picenus
Fonte:
www.tradizioni.it
Il
percorso si snoda dalla costa all'entroterra per
circa 57 Km. Dal più giovane comune della
provincia, Porto Sant'Elpidio, autonomo dal 1952,
si percorre il crinale che conduce agli antichi
centri di origine medievale nei quali si è
sviluppata l'attività calzaturiera, che caratterizza
l'intero distretto fermano-maceratese. Da Sant'Elpidio
a mare si raggiungono per Monte Urano, Montegranaro,
Torre san Patrizio, Monte San Pietrangeli, Francavilla
d'Ete, Rapagnano e Magliano di Tenna. Da Montegiorgio
si prosegue per le colline di Montappone e Massa
Fermana, dove, assieme a Monte Vidon Corrado e Falerone,
tra Sei e Settecento si è affermata la lavorazione
della paglia per la produzione dei cappelli. L'itinerario
vive i momenti più suggestivi nella visita
ai resti della città romana di Falerio Picenus,
in località Piane di Falerone, che ha restituito
straordinari reperti del periodo tra I sec. a. C.
e I d. C.: da qualche anno nel tetro si svolgono
importanti stagioni estive, che ripropongono i classici
della tragedia ed ella commedia greco-romana.
Porto
Sant'Elpidio (ab. 21.141) è il "più
lungo" comune del litorale piceno, cresciuto
in estensione lungo la strada Aprutina o Lauretana
che, collegando la costa Abruzzo a Loreto, divenne
nella seconda metà del secolo scorso la principale
direttrice di sviluppo degli insediamenti costieri,
assieme alla ferrovia, inaugurata nel 1863. Alla
Porto S.Elpidio - Spiaggia
ricolonizzazione dei territori tra Chienti e Tenna
ad opera dei benedettini si deve la fondazione nell'886
dell'abbazia di Santa Croce, di cui si conservano
i ruderi presso Casette d'Ete, frazione di Sant'Elpidio
a Mare. Lo scalo di Porto Sant'Elpidio assunse tra
XI e XVI secolo una funzione importante, come tappa
per la navigazione, per i traffici commerciali dell'entroterra,
nonché come difesa militare. A quelle epoche
risale al costruzione della torre visibile ancora
oggi al centro della città. Dal XIX sec.
la costa ha polarizzato lo sviluppo demografico
e l'attività calzaturiera è diventata
la principale nel comprensorio: Porto Sant'Elpidio
ha specializzato la produzione nella calzatura da
donna. Fortemente sentita è la festività
di San Crispino (25 ottobre), protettore dei calzolai.
Interessanti spazi verdi della città sono
i giardini delle eleganti ville signorili (Villa
Murri, Villa Barucchello, Villa Trevisani, Villa
Rutigliano) ed una breve deviazione dalla statale
16 conduce al santuario di Santa Maria della Corva,
che tramanda il ricordo di un'apparizione della
Vergine nel 1829.
S.
Elpidio a mare
Panorama
Si raggiunge, su un altopiano, il centro medievale
di Sant'Elpidio a Mare (m. 251 s.l.m.; ab. 15.505).
Poco prima della cinta muraria, che circonda il
centro storico, nel palazzo Montalto Nannerini (piazzale
Guglielmo Marconi, 16) si trova il Museo della Calzatura,
che permette di ripercorrere le tappe dello sviluppo
della principale attività del distretto,
dalla lavorazione artigianale alla meccanizzazione.
Nell'XI sec. alla pieve di Sant'Elpidio si affiancò
il "castello", che sorse sul colle dell'attuale
Madonna dei Lumi, dall'imponente facciata duecentesca,
appena fuori le mura, che ospitò il convento
di Sant'Agostino, nel quale studiarono San Giacomo
della marca e san Nicola da Tolentino. Rientrando
nel centro storico da porta Romana si percorre l'asse
portante della città, corso Baccio, lungo
il quale si affacciano importanti edifici: il neoclassico
Teatro Cicconi (1870: architetto Ireneo
S.Elpidio a Mare - Torre
Aleandri), la chiesa di San Filippo Neri (XVIII
sec.), l'antico convento dei Filippini, dove ha
sede la Pinacoteca Comunale (notevole la raccolta
di grafica contemporanea). Sulla piazzetta Brancadoro
ha l'ingresso la Chiesa di San Francesco (origine
XIII sec.); proseguendo per il corso si incontrano
la chiesa di Sant'Agostino Nuovo ( XIV sec.; ricostruita
nel 1762) e i palazzi Mallio, Guerrieri e Brancadoro.
In piazza Matteotti sorgono la basilica lateranense
della Misericordia (sec. XIV; affreschi della scuola
del Pomarancio e di A. Boscoli, tela di A. Lilli,
organi Nacchini e Callido), la torre civica costruita
dai Cavalieri di Malta (seconda metà XIV
sec.), la Perinsigne Collegiata (origine XII sec.:
sarcofago romano; dipinti di Palma il Giovane e
del Pomarancio; organo ristrutturato dal callido
nel 1765) dedicata al patrono della città,
S. Elpidio, e il palazzo comunale (XIV - XIX secc.;
nella sala consiliare sono un polittico di Vittore
Crivelli e un trittico del Garofalo). Imboccando
via Gherardini, attraverso una serie di viuzze,
si effettua la passeggiata delle mura, raggiungendo
la parte più panoramica della città
sulle vallate del Tenna e dell'Ete Morto. L'atmosfera
del passato diventa ancor più viva quando,
nella seconda domenica di agosto, la Contesa del
Secchio rievoca il gioco della palla con il quale,
nel passato, le contrade si contendevano il diritto
ad attingere acqua per prime dal pozzo comunale.
Monte Urano - Porta Nova
Dista pochi chilometri Monte Urano (m 247 s.l.m.;
ab. 7.787), annoverato tra le proprietà farfensi
nei documenti dell'XI sec. La storia della città
corre poi parallela a quella di Fermo, dalla quale
dipendeva. Sulla piazza principale si affacciano
il nuovo palazzo comunale e la chiesa di san Michele
Arcangelo (1872 - 1879) costruita su disegno dell'architetto
G. . Carducci, rielaborato da G. Sacconi. Dalla
scenografica piazza principale la Porta Nova (XVIII
sec.) immette all'antico incasato, un tempo cinto
dalle mura di cui resta la Porta da Sole (ora Porta
del baluardo), che era l'unico accesso al "castello".
All'esterno delle mura sorge l'interessante chiesa
di Santa Maria Apparente (XIV sec.). Tra la fine
del XIX sec; e gli anni Trenta del XX sec. ebbe
inizio l'attività calzaturiera, che si era
avviata nella vicina Montegranaro con la produzione
delle "chiochiere", pantofole o pianelle,
vendute a basso costo per le classi meno abbienti.
l'attività è diventata la principale
dell'intero comprensorio fermano-maceratese portando
all'affermazione del distretto calzaturiero: dagli
anni '50 la produzione di Monte Urano si è
specializzata in calzature da bambino e ragazzo.
L'attività
calzaturiera di Montegranaro (m. 279 s..m.; ab.
12.700) è incentrata sulla produzione da
uomo. Nel centro storico, le cui prime notizie documentarie
attestano possedimenti farfensi, sono da visitare
la chiesa ed il palazzo di San Francesco, con alto
campanile e portale romanico, quasi dirimpetto ai
quali sorge il palazzo comunale (fine sec. XVII,
su progetto di G. Bracci). l monumento più
noto è la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo
(dipinto di F. Barocci), conosciuta per il criptoportico
di Sant'Ugo che conserva affreschi dei secoli XIII
e XIV, tra i più pregevoli delle Marche.
Poco fuori di Porta marina (XIV - XV secc.) sorge
il Santuario di San Serafino (fine XVIII sec.),
frate cappuccino nato a Montegranaro.
Montegranaro -Panorama
Si
prosegue per Torre San Patrizio (m. 224 s.l.m.;
ab. 2.102). Sorse intorno alla "turris patritia"
o di San Patrizio, oggi scomparsa. All'antico incasato,
di cui si conserva in parte la cinta muraria, si
accedeva da Porta da Sole. Interessante la piccola
chiesa della Madonna delle Rose (XV sec.), mentre
sulla piazza principale, davanti al palazzo comunale,
è la chiesa neoclassica di san salvatore
(1773). Poco fuori è villa Zara, dove visse
nella seconda metà dell'Ottocento la scrittrice
inglese Margaret Collier.
Territorio
confinante è quello di Monte San Pietrangeli
(m. 241 s.l.m.; ab. 2.482), che ha dato i natali
a Do Romolo Murri. Era tra i possedimenti farfensi,
passato poi sotto il controllo di Fermo. Da antico
centro medievale ha assunto nel tempo l'aspetto
neoclassico che caratterizza, assieme all'impianto
urbano, il principale monumento settecentesco, al
termine del corso: la Collegiata di san Lorenzo,
costruita su progetto di Giuseppe Valadier e decorata
all'interno da Luigi Fontana.
Francavilla
d'Ete
A pochi chilometri è Francavilla d'Ete (m.
231 s.l.m.; ab. 939), centro storico di origine
medievale, di cui permangono evidenti tracce nell'impianto
urbano e nei resti della cinta muraria. In piazza
Marconi sorge la chiesa di San Rocco con interessanti
affreschi attribuibili a V. pagani e alla sua scuola;
nei pressi del parco della Rimembranza è
la chiesa di San Pietro progettata nel XIX sec.
da Giuseppe Sacconi.
Si riprende da Rapagnano, (m. 314 s.l.m; ab. 1.702),
"castello medievale" di cui si conservano
tratti di cinta muraria (XIV sec.) e il torrione
(XIV sec.). Nel periodo neoclassico si collocano,
entrambi progettati da V. bracci, il palazzo comunale
(XVIII sec.) e la chiesa di San Giovanni Battista
(inizio XIX sec.), che ospita il museo parrocchiale.
Nelle vicinanze sorgono i borghi medievali di Atleta
e Cerreto, frazioni del comune di Montegiorgio.
Rapagnano - Il Torrione Rapagnano - Chiesa di S.Giovanni
Battista
Magliano
di Tenna - Panorama
Proseguendo verso l'entroterra si raggiunge Magliano
del Tenna (m. 293 s.l.m.; ab. 1.066), che mantiene
l'aspetto del "castello" medievale con
la cinta muraria tuttora ben conservata. Nel centro
storico sorge la chiesa parrocchiale di San Gregorio,
ricostruita al termine del XVIII secolo sui resti
di un precedente edificio farfense, del quale rimane
una cappella con affresco attribuito a Vincenzo
Pagani. All'ingresso del paese è la cappella
della Madonna delle Grazie, con affreschi del XVI
sec., tra i quali una crocefissione.
Montegiorgio
Portale Chiesa S.Francesco
Montegiorgio (m. 411 s.l.m.; ab. 6.748). Per il
ruolo centrale svolto nella media valle del Tenna
dall'epoca dei primi insediamenti piceni sino ai
nostri giorni, è città dalle solide
tradizioni culturali e artistiche, documentate dall'assetto
urbanistico e da importanti edifici. ad epoca medievale
risalgono i resti di torri e tratti della cinta
muraria, con le porte ben conservate, ed il portale
trecentesco che fu della chiesa di San Nicolò.
Domina la chiesa di San Francesco, il cui portale
è firmato e datato da Maestro Zallus nel
1325. Nel fianco nord della chiesa, che nel corso
dei secoli ha subito vari rimaneggiamenti, si apre
la cappella farfense, con un interessantissimo ciclo
di affreschi del secolo XV. Pregevoli la chiesa
romano-gotica di San Giacomo, il portale in marmo
(sec. XIV) dell'ex chiesa di sant'Agostino, lo scalone
d'ingresso al comune decorato da Pio Panfili (1790)
e la collegiata di San Giovanni, affrescata da Luigi
Fontana. Interessante è il neoclassico teatro
(1878) dedicato al concittadino Domenico Aleona
(1881 - 1928, musicista). Nella chiesa di Sant'Andrea
è conservata la "Madonna dell'Umiltà"
di F. Cecco Ghissi (1373). Pregevole è la
tradizione dei maestri indoratori attiva fino ai
nostri giorni.
Monte Vidon Corrado
Segue
lungo il crinale, Monte Vidon Corrado (m. 429 s.l.m.;
ab. 802): l'antico "castello", di cui
resta parte dell'incasato, ha dato i natali ad uno
dei maestri dell'astrattismo europeo, Osvaldo Licini
(1894-1958), che dipinse nella sua casa gli "Angeli
Ribelli", le "Amalassunte" ed i "Fiori
fantastici". Monte Vidon Corrado, insieme alle
vicine Falerone, Montappone e Massa Fermana, fa
parte dell'area in cui è diffusa la lavorazione
della paglia, sino alla lavorazione delle trecce
ed alla realizzazione dei cappelli.
Proseguendo
in direzione nord si raggiunge Montappone (m. 370
s.l.m.; ab. 1.800) dove persso la Scuola Media è
stato istituito il Museo del, Cappello, che documenta
i sistemi e le attrezzature usate nel tempo per
la produzione dei cappelli di paglia.
Massa
Fermana
Porta S.Antonio
Altro importante centro è Massa Fermana (m.
340 s.l.m.; ab. 967), già "castello"
dei Brunforte. Testimone del passato è la
trecentesca porta di Sant'Antonio, uno dei più
importanti esempi di porta urbica del territorio,
affiancata da corpi edilizi cinquecenteschi coronati
da piani loggiati. Presso il Palazzo Comunale è
ospitata la Pinacoteca, che conserva opere di Vincenzo
Pagani, Simone De Magistris, Durante Nobili e d
altri, mentre nella vicina parrocchiale di San Lorenzo
si possono ammirare un polittico di Carlo Crivelli,
il primo datato nelle Marche nel 1468, uno di Vittore
Crivelli e una tela di Sebastiano Ghezzi.
Falerone
Anfiteatro romano
Attraversando le colline, la cui produzione vinicola
ha dato il nome al celebre vino bianco d.o.c. "Falerio",
si raggiunge Falerone (m. 433 s.l.m.; ab. 3.307).
Erede della città romana, il centro sito
sulle alture collinari rispose alle esigenze strategiche
difensive successive al declino dell'impero romano.
Ad epoca longobarda data la chiesa di San Paolino,
costruita nelle campagne circostanti con materiali
di recupero della città romana, che fa il
paio con la romanica santa Margherita, sulla provinciale
che conduce a Sant'Angelo in Pontano, in provincia
di Macerata. Libero comune dalla seconda metà
del XIV secolo, è passato poi sotto il controllo
di Fermo. dell'antico impianto urbano restano mura
e torrioni. In piazza della Libertà si fronteggiano
la chiesa di San Fortunato (XIII- XIV secc.; tavola
di Vittore Crivelli; nel palazzo comunale si conserva
altro dipinto di Marino Angeli del sec. XIV) e la
Loggia dei Mercanti (prima metà XVI sec.).
Presso l'ex convento di San Francesco, nel Museo
Archeologico Comunale, sono conservate interessanti
testimonianze (che in parte si trovano anche presso
i Musei Archeologici di Ascoli Piceno, fermo e persino
al Louvre) pertinenti alla città romana sita
un paio di Km a valle, in località Piane
di Falerone. la colonia di "Falerio Picenus"
fu dedotta da Augusto probabilmente dopo la battagli
di Azio (31 a.C.). Della antica città, il
cui impianto era basato sui principali assi viari
del cardo e del decumano, ricalcati in parte dalla
moderna viabilità, le principale testimonianze
archeologiche sono costituite dai resti dell'anfiteatro,
dalle cisterne e dallo straordinario teatro, tra
i meglio conservati. L'intera area, ricchissima
di testimonianze, non tutte riportate alla luce,
costituisce una delle più importanti aree
archeologiche della Regione Marche. Proseguendo
lungo la statale 210 si raggiunge il settecentesco
impianto urbano di Servigliano (Valle del Tenna).