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ANNO 1 - n.5 - Maggio 2002 - Benvenuto, oggi è il
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VIAGGI

Marche: Da Porto Sant'Elpidio a Falerone
Sulle tracce di Falerius Picenus

Fonte: www.tradizioni.it

Il percorso si snoda dalla costa all'entroterra per circa 57 Km. Dal più giovane comune della provincia, Porto Sant'Elpidio, autonomo dal 1952, si percorre il crinale che conduce agli antichi centri di origine medievale nei quali si è sviluppata l'attività calzaturiera, che caratterizza l'intero distretto fermano-maceratese. Da Sant'Elpidio a mare si raggiungono per Monte Urano, Montegranaro, Torre san Patrizio, Monte San Pietrangeli, Francavilla d'Ete, Rapagnano e Magliano di Tenna. Da Montegiorgio si prosegue per le colline di Montappone e Massa Fermana, dove, assieme a Monte Vidon Corrado e Falerone, tra Sei e Settecento si è affermata la lavorazione della paglia per la produzione dei cappelli. L'itinerario vive i momenti più suggestivi nella visita ai resti della città romana di Falerio Picenus, in località Piane di Falerone, che ha restituito straordinari reperti del periodo tra I sec. a. C. e I d. C.: da qualche anno nel tetro si svolgono importanti stagioni estive, che ripropongono i classici della tragedia ed ella commedia greco-romana.

Porto Sant'Elpidio (ab. 21.141) è il "più lungo" comune del litorale piceno, cresciuto in estensione lungo la strada Aprutina o Lauretana che, collegando la costa Abruzzo a Loreto, divenne nella seconda metà del secolo scorso la principale direttrice di sviluppo degli insediamenti costieri, assieme alla ferrovia, inaugurata nel 1863. Alla
Porto S.Elpidio - Spiaggia
ricolonizzazione dei territori tra Chienti e Tenna ad opera dei benedettini si deve la fondazione nell'886 dell'abbazia di Santa Croce, di cui si conservano i ruderi presso Casette d'Ete, frazione di Sant'Elpidio a Mare. Lo scalo di Porto Sant'Elpidio assunse tra XI e XVI secolo una funzione importante, come tappa per la navigazione, per i traffici commerciali dell'entroterra, nonché come difesa militare. A quelle epoche risale al costruzione della torre visibile ancora oggi al centro della città. Dal XIX sec. la costa ha polarizzato lo sviluppo demografico e l'attività calzaturiera è diventata la principale nel comprensorio: Porto Sant'Elpidio ha specializzato la produzione nella calzatura da donna. Fortemente sentita è la festività di San Crispino (25 ottobre), protettore dei calzolai. Interessanti spazi verdi della città sono i giardini delle eleganti ville signorili (Villa Murri, Villa Barucchello, Villa Trevisani, Villa Rutigliano) ed una breve deviazione dalla statale 16 conduce al santuario di Santa Maria della Corva, che tramanda il ricordo di un'apparizione della Vergine nel 1829.


S. Elpidio a mare
Panorama
Si raggiunge, su un altopiano, il centro medievale di Sant'Elpidio a Mare (m. 251 s.l.m.; ab. 15.505). Poco prima della cinta muraria, che circonda il centro storico, nel palazzo Montalto Nannerini (piazzale Guglielmo Marconi, 16) si trova il Museo della Calzatura, che permette di ripercorrere le tappe dello sviluppo della principale attività del distretto, dalla lavorazione artigianale alla meccanizzazione. Nell'XI sec. alla pieve di Sant'Elpidio si affiancò il "castello", che sorse sul colle dell'attuale Madonna dei Lumi, dall'imponente facciata duecentesca, appena fuori le mura, che ospitò il convento di Sant'Agostino, nel quale studiarono San Giacomo della marca e san Nicola da Tolentino. Rientrando nel centro storico da porta Romana si percorre l'asse portante della città, corso Baccio, lungo il quale si affacciano importanti edifici: il neoclassico Teatro Cicconi (1870: architetto Ireneo
S.Elpidio a Mare - Torre
Aleandri), la chiesa di San Filippo Neri (XVIII sec.), l'antico convento dei Filippini, dove ha sede la Pinacoteca Comunale (notevole la raccolta di grafica contemporanea). Sulla piazzetta Brancadoro ha l'ingresso la Chiesa di San Francesco (origine XIII sec.); proseguendo per il corso si incontrano la chiesa di Sant'Agostino Nuovo ( XIV sec.; ricostruita nel 1762) e i palazzi Mallio, Guerrieri e Brancadoro. In piazza Matteotti sorgono la basilica lateranense della Misericordia (sec. XIV; affreschi della scuola del Pomarancio e di A. Boscoli, tela di A. Lilli, organi Nacchini e Callido), la torre civica costruita dai Cavalieri di Malta (seconda metà XIV sec.), la Perinsigne Collegiata (origine XII sec.: sarcofago romano; dipinti di Palma il Giovane e del Pomarancio; organo ristrutturato dal callido nel 1765) dedicata al patrono della città, S. Elpidio, e il palazzo comunale (XIV - XIX secc.; nella sala consiliare sono un polittico di Vittore Crivelli e un trittico del Garofalo). Imboccando via Gherardini, attraverso una serie di viuzze, si effettua la passeggiata delle mura, raggiungendo la parte più panoramica della città sulle vallate del Tenna e dell'Ete Morto. L'atmosfera del passato diventa ancor più viva quando, nella seconda domenica di agosto, la Contesa del Secchio rievoca il gioco della palla con il quale, nel passato, le contrade si contendevano il diritto ad attingere acqua per prime dal pozzo comunale.


Monte Urano - Porta Nova
Dista pochi chilometri Monte Urano (m 247 s.l.m.; ab. 7.787), annoverato tra le proprietà farfensi nei documenti dell'XI sec. La storia della città corre poi parallela a quella di Fermo, dalla quale dipendeva. Sulla piazza principale si affacciano il nuovo palazzo comunale e la chiesa di san Michele Arcangelo (1872 - 1879) costruita su disegno dell'architetto G. . Carducci, rielaborato da G. Sacconi. Dalla scenografica piazza principale la Porta Nova (XVIII sec.) immette all'antico incasato, un tempo cinto dalle mura di cui resta la Porta da Sole (ora Porta del baluardo), che era l'unico accesso al "castello". All'esterno delle mura sorge l'interessante chiesa di Santa Maria Apparente (XIV sec.). Tra la fine del XIX sec; e gli anni Trenta del XX sec. ebbe inizio l'attività calzaturiera, che si era avviata nella vicina Montegranaro con la produzione delle "chiochiere", pantofole o pianelle, vendute a basso costo per le classi meno abbienti. l'attività è diventata la principale dell'intero comprensorio fermano-maceratese portando all'affermazione del distretto calzaturiero: dagli anni '50 la produzione di Monte Urano si è specializzata in calzature da bambino e ragazzo.

L'attività calzaturiera di Montegranaro (m. 279 s..m.; ab. 12.700) è incentrata sulla produzione da uomo. Nel centro storico, le cui prime notizie documentarie attestano possedimenti farfensi, sono da visitare la chiesa ed il palazzo di San Francesco, con alto campanile e portale romanico, quasi dirimpetto ai quali sorge il palazzo comunale (fine sec. XVII, su progetto di G. Bracci). l monumento più noto è la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo (dipinto di F. Barocci), conosciuta per il criptoportico di Sant'Ugo che conserva affreschi dei secoli XIII e XIV, tra i più pregevoli delle Marche. Poco fuori di Porta marina (XIV - XV secc.) sorge il Santuario di San Serafino (fine XVIII sec.), frate cappuccino nato a Montegranaro.


Montegranaro -
Panorama

Si prosegue per Torre San Patrizio (m. 224 s.l.m.; ab. 2.102). Sorse intorno alla "turris patritia" o di San Patrizio, oggi scomparsa. All'antico incasato, di cui si conserva in parte la cinta muraria, si accedeva da Porta da Sole. Interessante la piccola chiesa della Madonna delle Rose (XV sec.), mentre sulla piazza principale, davanti al palazzo comunale, è la chiesa neoclassica di san salvatore (1773). Poco fuori è villa Zara, dove visse nella seconda metà dell'Ottocento la scrittrice inglese Margaret Collier.

Territorio confinante è quello di Monte San Pietrangeli (m. 241 s.l.m.; ab. 2.482), che ha dato i natali a Do Romolo Murri. Era tra i possedimenti farfensi, passato poi sotto il controllo di Fermo. Da antico centro medievale ha assunto nel tempo l'aspetto neoclassico che caratterizza, assieme all'impianto urbano, il principale monumento settecentesco, al termine del corso: la Collegiata di san Lorenzo, costruita su progetto di Giuseppe Valadier e decorata all'interno da Luigi Fontana.

Francavilla d'Ete
A pochi chilometri è Francavilla d'Ete (m. 231 s.l.m.; ab. 939), centro storico di origine medievale, di cui permangono evidenti tracce nell'impianto urbano e nei resti della cinta muraria. In piazza Marconi sorge la chiesa di San Rocco con interessanti affreschi attribuibili a V. pagani e alla sua scuola; nei pressi del parco della Rimembranza è la chiesa di San Pietro progettata nel XIX sec. da Giuseppe Sacconi.

Si riprende da Rapagnano, (m. 314 s.l.m; ab. 1.702), "castello medievale" di cui si conservano tratti di cinta muraria (XIV sec.) e il torrione (XIV sec.). Nel periodo neoclassico si collocano, entrambi progettati da V. bracci, il palazzo comunale (XVIII sec.) e la chiesa di San Giovanni Battista (inizio XIX sec.), che ospita il museo parrocchiale. Nelle vicinanze sorgono i borghi medievali di Atleta e Cerreto, frazioni del comune di Montegiorgio.
Rapagnano - Il Torrione Rapagnano - Chiesa di S.Giovanni Battista

Magliano di Tenna - Panorama
Proseguendo verso l'entroterra si raggiunge Magliano del Tenna (m. 293 s.l.m.; ab. 1.066), che mantiene l'aspetto del "castello" medievale con la cinta muraria tuttora ben conservata. Nel centro storico sorge la chiesa parrocchiale di San Gregorio, ricostruita al termine del XVIII secolo sui resti di un precedente edificio farfense, del quale rimane una cappella con affresco attribuito a Vincenzo Pagani. All'ingresso del paese è la cappella della Madonna delle Grazie, con affreschi del XVI sec., tra i quali una crocefissione.

Montegiorgio
Portale Chiesa S.Francesco
Montegiorgio (m. 411 s.l.m.; ab. 6.748). Per il ruolo centrale svolto nella media valle del Tenna dall'epoca dei primi insediamenti piceni sino ai nostri giorni, è città dalle solide tradizioni culturali e artistiche, documentate dall'assetto urbanistico e da importanti edifici. ad epoca medievale risalgono i resti di torri e tratti della cinta muraria, con le porte ben conservate, ed il portale trecentesco che fu della chiesa di San Nicolò. Domina la chiesa di San Francesco, il cui portale è firmato e datato da Maestro Zallus nel 1325. Nel fianco nord della chiesa, che nel corso dei secoli ha subito vari rimaneggiamenti, si apre la cappella farfense, con un interessantissimo ciclo di affreschi del secolo XV. Pregevoli la chiesa romano-gotica di San Giacomo, il portale in marmo (sec. XIV) dell'ex chiesa di sant'Agostino, lo scalone d'ingresso al comune decorato da Pio Panfili (1790) e la collegiata di San Giovanni, affrescata da Luigi Fontana. Interessante è il neoclassico teatro (1878) dedicato al concittadino Domenico Aleona (1881 - 1928, musicista). Nella chiesa di Sant'Andrea è conservata la "Madonna dell'Umiltà" di F. Cecco Ghissi (1373). Pregevole è la tradizione dei maestri indoratori attiva fino ai nostri giorni.


Monte Vidon Corrado

Segue lungo il crinale, Monte Vidon Corrado (m. 429 s.l.m.; ab. 802): l'antico "castello", di cui resta parte dell'incasato, ha dato i natali ad uno dei maestri dell'astrattismo europeo, Osvaldo Licini (1894-1958), che dipinse nella sua casa gli "Angeli Ribelli", le "Amalassunte" ed i "Fiori fantastici". Monte Vidon Corrado, insieme alle vicine Falerone, Montappone e Massa Fermana, fa parte dell'area in cui è diffusa la lavorazione della paglia, sino alla lavorazione delle trecce ed alla realizzazione dei cappelli.

Proseguendo in direzione nord si raggiunge Montappone (m. 370 s.l.m.; ab. 1.800) dove persso la Scuola Media è stato istituito il Museo del, Cappello, che documenta i sistemi e le attrezzature usate nel tempo per la produzione dei cappelli di paglia.

Massa Fermana
Porta S.Antonio
Altro importante centro è Massa Fermana (m. 340 s.l.m.; ab. 967), già "castello" dei Brunforte. Testimone del passato è la trecentesca porta di Sant'Antonio, uno dei più importanti esempi di porta urbica del territorio, affiancata da corpi edilizi cinquecenteschi coronati da piani loggiati. Presso il Palazzo Comunale è ospitata la Pinacoteca, che conserva opere di Vincenzo Pagani, Simone De Magistris, Durante Nobili e d altri, mentre nella vicina parrocchiale di San Lorenzo si possono ammirare un polittico di Carlo Crivelli, il primo datato nelle Marche nel 1468, uno di Vittore Crivelli e una tela di Sebastiano Ghezzi.

Falerone
Anfiteatro romano
Attraversando le colline, la cui produzione vinicola ha dato il nome al celebre vino bianco d.o.c. "Falerio", si raggiunge Falerone (m. 433 s.l.m.; ab. 3.307). Erede della città romana, il centro sito sulle alture collinari rispose alle esigenze strategiche difensive successive al declino dell'impero romano. Ad epoca longobarda data la chiesa di San Paolino, costruita nelle campagne circostanti con materiali di recupero della città romana, che fa il paio con la romanica santa Margherita, sulla provinciale che conduce a Sant'Angelo in Pontano, in provincia di Macerata. Libero comune dalla seconda metà del XIV secolo, è passato poi sotto il controllo di Fermo. dell'antico impianto urbano restano mura e torrioni. In piazza della Libertà si fronteggiano la chiesa di San Fortunato (XIII- XIV secc.; tavola di Vittore Crivelli; nel palazzo comunale si conserva altro dipinto di Marino Angeli del sec. XIV) e la Loggia dei Mercanti (prima metà XVI sec.). Presso l'ex convento di San Francesco, nel Museo Archeologico Comunale, sono conservate interessanti testimonianze (che in parte si trovano anche presso i Musei Archeologici di Ascoli Piceno, fermo e persino al Louvre) pertinenti alla città romana sita un paio di Km a valle, in località Piane di Falerone. la colonia di "Falerio Picenus" fu dedotta da Augusto probabilmente dopo la battagli di Azio (31 a.C.). Della antica città, il cui impianto era basato sui principali assi viari del cardo e del decumano, ricalcati in parte dalla moderna viabilità, le principale testimonianze archeologiche sono costituite dai resti dell'anfiteatro, dalle cisterne e dallo straordinario teatro, tra i meglio conservati. L'intera area, ricchissima di testimonianze, non tutte riportate alla luce, costituisce una delle più importanti aree archeologiche della Regione Marche. Proseguendo lungo la statale 210 si raggiunge il settecentesco impianto urbano di Servigliano (Valle del Tenna).

 

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