MUSICA
Jam,
ultimi eroi delle tribù mod
Fonte:
www.kataweb.it
Venticinque
anni fa, nel torrido '77, usciva in Inghilterra
il primo 45 giri della band di Paul Weller: "In
The City". C'è chi li associò
al punk: in realtà erano l'ultima avanguardia
mod, da cui sarebbe originato il Britpop...
Iniziava
25 anni fa, il 15 aprile 1977, la carriera discografica
dei Jam. E fu subito successo: il 45 giri In The
City entrò in classifica al 20° posto
e fece del trio il primo gruppo della sua generazione
a esibirsi nell'hit parade televisiva Top Of The
Pops. Canzone fresca e dinamica, benché non
straordinaria: della sua parte migliore, l'imperioso
giro armonico di chitarra e basso, si impadronirono
senza chiedere il permesso i Sex Pistols, che vi
ricalcarono sopra la loro Holidays In The Sun. Era
il momento caldo del punk a Londra, e per comodità
al fenomeno vennero associati anche i Jam. Che però
c'entravano davvero poco.Come i fatti si sarebbero
incaricati di dimostrare
Paul Weller - compositore,
cantante, chitarrista e principale forza motrice
della band - aveva cominciato a suonare 14enne,
nel 1972, infatuato per i Beatles. Fu però
dopo aver ascoltato My Generation degli Who che
scelse a che musica votarsi: il rock'n'roll urbano
influenzato dal rhythm'n'blues che infiammava le
tribù mod.
E i Jam si presentavano coerentemente abbigliati:
ghette bianconere, cravatte nere, camicie bianche,
giacche a tre bottoni. Segni distintivi dell'ambiziosa
sottocultura proletaria immortalata in seguito sul
grande schermo da Quadrophenia. Tutt'altra cosa
da giubbotti, spille e acconciature a cresta dei
punk. Due microcosmi inconciliabili. E infatti:
l'estemporanea alleanza coi Clash durò lo
spazio di alcuni concerti, la prima metà
del White Riot Tour, dopo di che Weller e i suoi
(il bassista Bruce Foxton e il batterista Rick Buckler,
entrambi di tre anni più vecchi di lui) lasciarono
la combriccola sbattendo la porta. Non si fosse
capita l'antifona: "Tutta questa storia di
cambiare il mondo sta diventando una moda, alle
prossime elezioni voteremo conservatore", dichiarò
il capobanda al settimanale inglese New Musical
Express, scatenando un putiferio.Per un po' i Jam
pagarono lo scotto di quegli atteggiamenti anticonformisti,
ma una volta eclissatosi il punk fu la loro stella
a brillare nel firmamento del rock britannico. Tra
fine anni Settanta e inizio Ottanta, con gli album
Setting Sons e Sound Affects. Giusto il tempo di
godersi ancora il trionfo di The Gift, al primo
posto nel maggio 1982: tornato in patria dopo una
vacanza estiva in Italia, Paul Weller annunciò
l'imminente fine dei Jam - un'ultima tournée
e l'album - Dig The New Breed - destinato a documentarla
per commiato.
"E' stato difficile prendere questa decisione",
spiegò allora, "ma più difficile
ancora sarebbe stato continuare". Aveva già
in mente la mossa seguente, con Mick Talbot negli
Style Council: pionieri di quel "soul da visi
pallidi" di cui percepiamo l'eco tuttora.
Foxton e Buckler rimasero ai margini, masticando
un'amarezza che li avrebbe poi convinti a fare causa
al "capo" per una questione di royalties.
E intanto, gli anni Ottanta ormai alle spalle, Weller
si era divincolato anche dagli Style Council: per
potersela giocare infine da solo e candidarsi al
ruolo di "grande vecchio" del Britpop
che poi la storia gli avrebbe legittimamente riconosciuto.