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ANNO 1 - n.5 - Maggio 2002 - Benvenuto, oggi è il
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MUSICA

Jam, ultimi eroi delle tribù mod

Fonte: www.kataweb.it

Venticinque anni fa, nel torrido '77, usciva in Inghilterra il primo 45 giri della band di Paul Weller: "In The City". C'è chi li associò al punk: in realtà erano l'ultima avanguardia mod, da cui sarebbe originato il Britpop...

Iniziava 25 anni fa, il 15 aprile 1977, la carriera discografica dei Jam. E fu subito successo: il 45 giri In The City entrò in classifica al 20° posto e fece del trio il primo gruppo della sua generazione a esibirsi nell'hit parade televisiva Top Of The Pops. Canzone fresca e dinamica, benché non straordinaria: della sua parte migliore, l'imperioso giro armonico di chitarra e basso, si impadronirono senza chiedere il permesso i Sex Pistols, che vi ricalcarono sopra la loro Holidays In The Sun. Era il momento caldo del punk a Londra, e per comodità al fenomeno vennero associati anche i Jam. Che però c'entravano davvero poco.Come i fatti si sarebbero incaricati di dimostrare… Paul Weller - compositore, cantante, chitarrista e principale forza motrice della band - aveva cominciato a suonare 14enne, nel 1972, infatuato per i Beatles. Fu però dopo aver ascoltato My Generation degli Who che scelse a che musica votarsi: il rock'n'roll urbano influenzato dal rhythm'n'blues che infiammava le tribù mod.
E i Jam si presentavano coerentemente abbigliati: ghette bianconere, cravatte nere, camicie bianche, giacche a tre bottoni. Segni distintivi dell'ambiziosa sottocultura proletaria immortalata in seguito sul grande schermo da Quadrophenia. Tutt'altra cosa da giubbotti, spille e acconciature a cresta dei punk. Due microcosmi inconciliabili. E infatti: l'estemporanea alleanza coi Clash durò lo spazio di alcuni concerti, la prima metà del White Riot Tour, dopo di che Weller e i suoi (il bassista Bruce Foxton e il batterista Rick Buckler, entrambi di tre anni più vecchi di lui) lasciarono la combriccola sbattendo la porta. Non si fosse capita l'antifona: "Tutta questa storia di cambiare il mondo sta diventando una moda, alle prossime elezioni voteremo conservatore", dichiarò il capobanda al settimanale inglese New Musical Express, scatenando un putiferio.Per un po' i Jam pagarono lo scotto di quegli atteggiamenti anticonformisti, ma una volta eclissatosi il punk fu la loro stella a brillare nel firmamento del rock britannico. Tra fine anni Settanta e inizio Ottanta, con gli album Setting Sons e Sound Affects. Giusto il tempo di godersi ancora il trionfo di The Gift, al primo posto nel maggio 1982: tornato in patria dopo una vacanza estiva in Italia, Paul Weller annunciò l'imminente fine dei Jam - un'ultima tournée e l'album - Dig The New Breed - destinato a documentarla per commiato.
"E' stato difficile prendere questa decisione", spiegò allora, "ma più difficile ancora sarebbe stato continuare". Aveva già in mente la mossa seguente, con Mick Talbot negli Style Council: pionieri di quel "soul da visi pallidi" di cui percepiamo l'eco tuttora.
Foxton e Buckler rimasero ai margini, masticando un'amarezza che li avrebbe poi convinti a fare causa al "capo" per una questione di royalties. E intanto, gli anni Ottanta ormai alle spalle, Weller si era divincolato anche dagli Style Council: per potersela giocare infine da solo e candidarsi al ruolo di "grande vecchio" del Britpop che poi la storia gli avrebbe legittimamente riconosciuto.

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