BANCHE
ECONOMIA
MONDIALE DOPO L'11 SETTEMBRE
di
Mario Deaglio
Fonte:
WWW.CENTROEINAUDI.IT
Se
avessimo provato a disegnare uno scenario catastrofico
per l'economia americana non saremmo riusciti a
pensare a qualcosa di così negativo. Gli
attentati l'hanno infatti colpita proprio quando
era più vulnerabile, ossia durante una recessione
dalle caratteristiche incerte e contro la quale
non esiste un rimedio sicuro. I consumi privati
paiono destinati a contrarsi: la maggiore disoccupazione
stava già riducendo la capacità di
spesa delle famiglie mentre la caduta delle Borse
ne aveva falcidiato i patrimoni. A tutto ciò
ora si aggiunge un potente effetto psicologico per
cui ben difficilmente a Natale gli americani saranno
indotti a festeggiare, cambiando l'auto, il televisore
o il computer. In simili condizioni, è facile
prevedere che diminuirà il numero delle imprese
disposte a fare nuovi investimenti. Le autorità
monetarie cercheranno di contrastare la depressione
riducendo ancora, magari fortemente, il costo del
denaro, una misura utile ma insufficiente.
Gli
effetti sul dollaro sono più incerti, ma
prevale la sensazione che possa perdere terreno.
L'unica speranza, per ora non particolarmente fondata,
è che questo periodo terribile duri poco.
Con il motore americano del tutto bloccato, sperabilmente
solo per qualche mese, l'economia mondiale non riuscirà
a evitare una crisi che tutti temiamo intensa e
ci auguriamo breve. America Latina e Sud-Est asiatico,
infatti, vivono, in pratica, di esportazioni verso
gli Stati Uniti, già in diminuzione nel corso
degli ultimi mesi e ora destinate a subire un altro
duro colpo. Le conseguenze sull'economia mondiale
risultano fortemente aggravate dall'intrecciarsi
della crisi americana con quella giapponese: ciascuna
influenza negativamente l'altra. Anche i giapponesi,
infatti, esporteranno di meno in America e probabilmente
riporteranno a casa una parte dei loro cospicui
averi in dollari. Solo l'Europa, che non ha un forte
interscambio commerciale con gli Stati Uniti, rimarrà
relativamente immune.
Di
qui la grande responsabilità europea di accelerare,
per quanto possibile, la velocità di una
crescita che finora è risultata piuttosto
fiacca e addirittura in rallentamento; toccherà
al Vecchio Continente, e alla sua nuova moneta,
l'euro, di limitare i danni mondiali di questo disastro.