AGRICOLTURA
I
CAVOLI E LA LORO BISNONNA
Fonte:
www.myristica.it
Quanti
cavoli mangiamo e coltiviamo? Certamente ne conosciamo
diversi e li utilizziamo in vario modo: la verza
ha le foglie appressate da consumarsi crude in insalata
o cotte; il cavolfiore ha la parte commestibile
costituita dalla ramificazione del fusto che si
addensa in uninfiorescenza a "testa"
compatta; il cavolo cappuccio ha le foglie lisce
rosse o bianche che servono per la preparazione
dei crauti, secondo unantica ricetta che sfrutta
la fermentazione lattica per la conservazione degli
alimenti; il cavolo nero porta foglie bollose e
scure utilizzate per le tipiche zuppe e "ribollite"
toscane; i cavolini di Bruxelles sono costituiti
da gemme ascellari ingrossate; i broccoli hanno
infiorescenze dense ma non troppo compatte che si
mangiano prima della completa fioritura.
Non
dimentichiamoci poi dei cavoli ornamentali, dalla
colorazione vivace così varia, dal viola
al bianco, che vengono utilizzati per abbellire
le aiuole fiorite durante il periodo invernale.
Tutte le varietà coltivate di cavolo che
conosciamo e utilizziamo oggi, così diverse
una dall altra, sono a ciclo annuale e sono
tutte parzialmente o completamente interfertili.
Esse derivano da una "bisnonna", Brassica
oleracea L. ssp. oleracea (Brassicaceae), che rappresenta
lantica progenitrice selvatica: si tratta
di unerba suffruticosa perenne diffusa sulle
coste atlantiche di Spagna, Francia, Helgoland e
Inghilterra e che vive generalmente su scogliere
calcareee che si affacciano sul mare, su pendici
erbose scoscese in posizioni riparate dal pascolo,
spesso fra gli arbusti.
Il
cavolo selvatico presenta una certa variabilità
allinterno delle popolazioni naturali, soprattutto
per quello che riguarda la ramificazione del fusto,
la presenza di infiorescenze laterali, lampiezza
e la rugosità delle foglie. Sfruttando la
variabilità naturale e utilizzando eventuali
mutazioni genetiche, luomo ha selezionato
alcuni caratteri della pianta spontanea esaltando
larricciamento o la bollosità delle
foglie, la riduzione del ciclo vitale, la formazione
di foglie in teste dense, lingrossamento delle
gemme. Scegliendo di volta in volta le piante migliori
da mettere in coltivazione, quelle cioè che
più rispondevano ai requisiti desiderati,
luomo ha trasformato lantica "bisnonna"
in numerose varietà moderne.
Il
processo che porta alla creazione di forme coltivate
partendo da una progenitrice selvatica va sotto
il nome di "domesticazione" ed avviene
nel corso di millenni attraverso graduali cambiamenti.
I cavoli utilizzati nellantichità erano
quindi probabilmente anche molto diversi da quelli
che oggi compaiono sui nostri mercati. I Greci utilizzavano
ad esempio il "cavolo nero cresputo" e
i Romani ne conoscevano ancora di più: Teofrasto
parla di tre tipi di cavolo coltivato, Plinio di
sei.
Nel Medioevo si svilupparono i cavoli cappucci rossi
e bianchi, nel 1600 fu creata la verza in Italia,
nel 1700 i cavolini di Bruxelles in Belgio. I broccoli
si sono formati probabilmente per ibridazione con
unaltra "bisnonna", Brassica cretica
Lam., diffusa nella Regione Mediterranea orientale.
Nel corso dei secoli aumenta considerevolmente la
possibilità di scegliere fra tanti ortaggi
diversi: nel XIX secolo De Candolle parla di più
di 30 varietà di cavolo e in un catalogo
dello Stabilimento Botanico Dammann & Co. di
Napoli, relativo agli anni 1898-1899, sono elencate
9 tipi di cavolfiore, 9 di broccoli, 16 di cavolo
cappuccio, 7 di verza e altre 14 varietà.
A tutta questa ricchezza del passato, oggi corrisponde,
in realtà, un impoverimento dei prodotti
dato che il mercato ci offre ortaggi sempre più
standardizzati, meno variati e, certamente, meno
saporiti. E, se in qualche vecchio orto è
ancora possibile trovare vecchie razze locali di
cavolo che, assieme alle "bisnonne" selvatiche
rappresentano una preziosa risorsa per i programmi
di miglioramento genetico, è anche piacevole
osservare il cavolo nero, forse poco conosciuto
per le qualità organolettiche, apprezzato
per lo meno per le proprietà ornamentali
in Francia.
(Marina Clauser)